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LA STORIA

A Bolgheri, a pochi chilometri da Pisa, un viale di cinque chilometri “di cipressi alti e schietti, in duplice filar” ispirò il poeta toscano Giosuè Carducci. Proprio qui, nella piazzetta di questo splendido borgo, arriva l'ispirazione: realizzare un dolce con la forma della Torre di Pisa.

La reazione dei miei amici? Come direbbe Carducci, alta e schietta:
“Ma come fai? È impossibile! Non si reggerà mai!”
“Se ci riesce una torre di 57 metri, ce la può fare anche un dolce di pochi centimetri!”

In quello stesso istante, la Laurea in Ingegneria Chimica appesa al muro della mia casa natia di Vitulazio, dimenticata in favore di una carriera da creativo nel mondo della comunicazione, ha l’ennesimo sussulto.

E dopo una settimana di studio e ricerche, disegni e calcoli, prove e ricette, nasce il primo prototipo.

La pasticceria nasconde principi chimici, fisici e strutturali degni di un esame di Chimica Applicata: studiare creme e impasti, sperimentare composizioni e bilanciamenti ha lasciato riaffiorare in me la passione per la cucina e le materie prime di qualità.

La stessa passione trasmessa da nonna Luisa che, nella pizzeria di famiglia, ripeteva: “Se ci metti mente e cuore, sarà piacente e avrà sapore”.

La storia del Dolce Pendente inizia così, con un sogno e una sfida.
Ma, soprattutto, con la mente e con il cuore.